La dipendenza suprema.



Per Alysson Amorim.

"Come un padre è pietoso verso i suoi figli, cosí è pietoso l'Eterno verso quelli che lo temono. Perché egli conosce la nostra natura e si ricorda che siamo polvere. "- Salmi 103 13-14.


Noi siamo ovvi. Conviviamo con poche opzioni. Noi non alziamo voli. La ricetta dell'aria che respiriamo non tollera variazioni. Con un po’ d'inattività, si deperiscono i muscoli dei piedi e delle mani - e del cuore. Il nostro sangue non può perdere l’equilibrio. La nostra temperatura sale cinque gradi e abbiamo convulsioni.

Noi siamo limitati. Il dizionario della nostra lingua quotidiana non riempie cento pagine. Lo spettro della nostra audizione non giunge alla categoria canina. Abbiamo l’intuizione, ma non capiamo la nostra percezione. Intollerante al dolore, ci disperiamo. Le altitudini c'indeboliscono, le valli c'opprimono, gli oceani ci fanno persi.

Noi siamo effimeri. Non scampiamo dalle carpe. La nostra pelle raggrinza con poco sole, gli occhi oscurano con quattro decadi ed i peli cadono senza ragione. Noi sacrifichiamo il palato in favore della salute, ma non riusciamo a raggirare la decadenza. I primi anni dell'infanzia giacciono nell'inconscio, gli ultimi, quelli della vecchiaia, nella demenza.

Siamo effimeri. Abbiamo bisogno di compagnia. L'impertinenza dell'altro è migliore della solitudine. Cerchiamo i deserti e piangiamo di nostalgia. L'irritazione è insufficiente per allontanarci dall'amore. Fragili, supplichiamo per abbracci. Un sentimento di orfanità ci sveglia tutte le mattine, e andiamocene in giro alla ricerca di accoglienza. Nel crepuscolo, supplichiamo per rifugio e ninnananna.

Dipendiamo dalla Grazia non per essere cattivi, bensì per essere delicati.

Soli Deo Gloria.


Da: Ricardo Gondim

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