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Il futuro non arriva, noi lo creiamo.

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Non credo nella fortuna. Non ho paura della sfortuna. Non vivo ad aspettare che “tutto si sistemi alla fine". Credo che il Dio macchinista, colui che conduce a storia sulle rotaie della sua volontà sovrana, sia un idolo. La gente ha la forza di definire gli itinerari. Noi stabiliamo le destinazioni – siamo la pietra nel cammino o il ponte che aggiusta le rotture; siamo la fine della pista o la via della possibilità; siamo la pessima memoria o la nostalgia che sorride; siamo una spalla all’amico o la causa dell'ulcera. Responsabili in qualche modo per i visi felici, noi guariamo. Generatori d'angoscia, ci ammaliamo. La nostra compagnia porta la possibilità di fortificare l’autostima o traumatizzarla. Insegniamo a come riprendersi o spingiamo al fango. Siamo stati creati per essere creativi. Nella breve storia umana abbondano dei registri del processo come culture superarono i loro ostacoli. Se il mordere la carne cruda era difficile, imparammo a cucinarla. Se la visione de…

Figli dell'Impossibile

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Se c’è da inebriarsi di qualcosa, che sia del vino dello spirito. Nel vento selvaggio, che ci culla da un lato all'altro come dei pannolini sulla corda da bucato, lasciamo che la bellezza, il formidabile e l’abbagliante ci riempiano. Se esiste qualche gravità spirituale, che essa ci pieghi sotto il giogo della mansuetudine. Che una presenza ci tuffi nel mistero insondabile. Liberiamo le braccia, rilassiamo le spalle, alleviamo la mascella e navighiamo nell'oceano interminabile del trascendente;  esso è dolce . Siamo convinti che l’ombra di Dio si rivela nell'ala della graúna*, nel ruscello senza pretesa, che corre da qualche valle, nello sguardo dell'anziano ed in ogni gesto d'amore. Inzuppiamo i corpi con l’azzurro del cielo. Non dimentichiamo: l'universo senza confini è fonte di paura e di verità. Imariamo ad apprezzare i piccoli gesti. Rammentiamo i momenti fugaci – coloro che esistono soltanto nella retina degli occhi spirituali. Non lasciamo morire i sorri…

La brutta fine del movimento evangelico.

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Il mondo gospel (evangelico o neopentecostale) ha realizzato la prodezza di  affermarsi, in Brasile, con alcune caratteristiche: il nanismo culturale, la superficialità morale, il pragmatismo della ricchezza facile, l’ipocrisia moralistica ed il fondamentalismo teologico. Quelli che ancora si considerano evangelici forse non lo sanno: le radici del movimento, in passato, con Billy Graham, hanno concepito una versione trionfalista della fede. Era la salvezza del fondamentalismo, la quale insisteva affermando che riusciva a leggere la bibbia letteralmente. Fondamentalisti, tuttavia, nell’insistenza di sostenere di essere i proprietari della verità biblica, sono finiti isolati per via dello Scopes Trial; in esso, creazionisti ed evoluzionisti si sono confrontati in un tribunale, e i creazionisti hanno fatto una brutta figura. Gli “Evangelicals„ hanno cercato di uscire da queste cerchie strette; hanno proposto, allora, un certo dialogo con la cultura, con le scienze e con le arti. Ma, sicco…

Dio nei silenzi.

Incontro Dio nelle domande, non nelle risposte. Abbandono delle sistematizzazioni che provano ad incorniciarlo. Bombardo le mie vecchie certezze teologiche ad ogni gommone che affonda nel Mediterraneo. Alla conoscenza che ragazzi e ragazze siriane mangiano delle foglie di alberi per ingannare la fame, devo avere a che fare con la questione inevitabile della teodicea: Se Dio è amore, e allo stesso tempo onnipotente mentre permette il male, una delle due dichiarazioni va scartata. Inquietudini di questo tipo crescono in me. Mi affliggo con il semplice fatto della vita non smettere di imporsi. I miei ragionamenti incagliano nella spiaggia del non-sapere. Spesso persone mi danno la notizia che  “pastore x ha finito con te„. Non passa una settimana senza che qualche messaggio insolente non arrivi tra i contatti del sito. Cominciando per eretico, mi hanno già insultato con tutti gli attributi – alcuni impropri per il linguaggio pietoso gospel. Continuo nel mio soprappensiero. Proseguo alla…

Il Sogno non è finito

Diffido ultimamente della rotta della storia. Corteggio lo scetticismo. Un certo pessimismo segue i miei giorni da vicino. Niente, tuttavia, da disperarsi. Questi movimenti, tali crisi, non hanno la forza di far crollare  il mio sistema interno. Riconosco il pericolo che  le preoccupazioni pendano dall'estremo. Resisto allo scetticismo burbero perché so che esso cospira contro me. Protesto, voglio proteggere un tocco d'umore nel cuore. Se perdessi la grazia, diventerei uno chiuso in se stesso. La mia severità con la giustizia non può trasformarmi in un Javert. Non sopporto vedermi inclemente.  Non desidero sedermi nella cerchia dei nichilisti amari. Pretendo di esprimere altri sentimenti. Cerco diligentemente nel mio cuore tracce di generosità, di dolcezza e di misericordia. Ho il desiderio  ardente di mantenermi testardo a sognare. Non sono molto forte abbastanza per resistere con un cuore impietrito. Se ogni tanto mi mostro disilluso (senza le vecchie illusioni) non  mi sono…

Una vita senza proposito

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Non vi è nessun ingranaggio per la vita. La logica di causa ed effetto si inserisce in fisica meccanica, ma l'esistenza è più vicina a quella quantica - imprevedibile, capricciosa. Tutte le persone sono arrivate al presente senza scelta. Tutti hanno seguito strade diverse da quelle immaginate. Nessuna pista è stata aperta in precedenza nella foresta selvaggia di storie individuali. Ciascuno crea il suo proprio percorso. E tutti violano  ad un certo punto le rotaie di destinazione. Hanno a che fare costantemente con l'imponderabile. Sándor Márai dichiarò: "La strada che proviene dal mondo a noi è lunga e complicata, piena di queste deviazioni subite i cui sensi, significati, individuiamo solo dopo molto tempo." Le persone sono imperfette, fragili, incipienti. Il passo successivo rimane offuscato dalla nebbia della realtà indistinta. Nessuno ha la capacità di risolvere qualsiasi enigma, di mappare qualsiasi labirinto, di decifrare alcun mistero. La morte arriva prima di …

Ospitalità, disciplina e virtù

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La Bibbia ebraica, la quale i cristiani chiamano Antico Testamento, contiene due versi con il comandamento di amare gli altri e più di trenta di amare gli stranieri. Abramo ospitò i pellegrini nella sua tenda senza sapere che erano angeli di Dio. Il Testamento cristiano, chiamato il Nuovo Testamento, contiene numerosi passaggi su ospitalità. Paul incluse come una caratteristica essenziale nel dei leader nelle comunità primitive. I primi ordini monastici avevano come premessa di base il ricevere quelo bussava alla porta, senza indagare sulla condizione che li portasse a cercare riparo. Da giorni che sto a riflettere sul tema dell’ospitalità. Senza pensare religiosamente, ritengo l’ospitalità una delle più belle virtù della nostra fragile costruzione umana. Essa implica di rinunciare certi comfort per accogliere coloro che non sono protetti. Capisco che l’ospitale si disciplina ad abdicare dal comfort del suo spazio per ricevere i senzatetto, il senza patria, sociali esclusi. L'ospit…