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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2009

L'ombra nel cammino.

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Io mi sveglio, esco alla ricerca di quello che non so, voglio molte volte quello di cui non ho nessuna idea. Il mio desiderio non è profano, anche se terreno. Basta calmarmi l'anima, soffocare la fretta. Io voglio rimuovere l'elmo, lasciare da parte la spada, sbottonare il colletto.

Io cammino a fatica. Mi allontano dalla persona che mi rappresenta per le piattaforme pubbliche. Io rompo le forme che mi plasmano alle aspettazioni altrui. Disimparo le lezioni che ho insegnato.

Io mi scopro e mi reinvento. Mi perdo nella montagna di fantasie che ho sparso per la terra. Ermetico, io non sono coerente in quello che scrivo. Le parole, segni delle mie intuizioni fragili, sono difettose. Mi rivolgo alle insulsaggini. Forse l'ovvio mi aiuti ad esprimere quello che sento.

Io cucio il cuore con le pezzuole lacerate del passato. Degli ideali, sono rimasti delle aggiustature rotte; dei sogni giovanili, schegge; della lotta accanita, il gusto amaro della falsità. Sorprendomi proteggendo le…

L'incontro.

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Genilson entrò nella grande sala, contò diciotto file di panche e si sedette. Il luogo era vuoto. Un silenzio che terrorizza dominò lo spazio. Le pareti assorbivano qualsiasi rumore. Nessuno attraversò la barriera dei diciotto sedili; nessuno si sedette tra Genilson e l'altare.

“Cosa mi ha portato a questo luogo?”, si chiese. Senza avere mai fatto una preghiera, partecipato in un rito o letto alcun catechismo, si sentì perso. Tutto gli incuriosiva: l'altezza del tetto, la freddezza del pavimento, la durezza della panca, la distanza dal pulpito, l'assenza di vicini.

Genilson stette ventidue minuti nella vastità dello spazio misterioso. Sentiva un nulla che lo toccava. La quietudine gli riempiva quel vuoto stupefacente. La paura del luogo gli fece alzarsi. Camminò trascinando i piedi verso l'ingresso, ora l'uscita. Dimenticò di contare i passi, andò giù dalle scale a raggiungere il marciapiede.

Tornò a casa ed il figlio volle sapere dove sarebbe stato mentre era fuori. …

Elogio al libero pensatore

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Il libero pensatore pensa con libertà. Ovvio. Per lui, i confini del giusto o sbagliato hanno a che fare con l’integrità, mai con l'assimilazione delle logiche pre-stabilite. Permette, addrittura, che tirino il tappeto delle sue vecchie asserzioni. Non provoca il dibattito soltanto per dibattere. Tensiona le convinzioni per amore alla saggezza. Senza pretese, non esita a contraddire. Ride persino delle attitudini che ha preso.

Il libero pensatore preferisce piusttosto la giungla al cammino già scontato, il labirinto alle mappe particolareggiate, il percorso scuro al viale illuminato. Vive bene insieme con la verità infinita. Affronta il sapere come galassia piena di luminari irraggiungibili, a bilioni di anni luce. È il delfino che gioca nell'oceano delle idee.

Il libero pensatore garantisce la buona società. Sente, accoglie cordialmente, investiga e dichiara con la semplicità dei bambini. Discute, risponde, provoca e richiede con la rigidità dei maestri. Denuncia, confronta e l…

La strada più facile

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Sarebbe così più facile fare tacere anziché esporre; nascondere anziché per affrontare; essere d'accordo anziché interrogare. Io sinceramente preferisco la calma alla turbolenza; l'alienazione alla replica; la pace alla tensione. Desisto. Io non mi capisco, io non mi spiego. Io sento un formicolio e mi getto in modo baldazoso al dibattito delle idee. Forse immagino di trovare la magnanimità, grandezza umana.

Sarebbe così più facile non far dondolare la barca e navigare in acque tranquille (il mio corretore non rinuncia alla dieresi*). Sono d'accordo, non si dovrebbe correggere il re. Lo ammetto, non è messo in dubbio quello che fu messo come assoluto. Lo riconosco, non si costringe la maggioranza.

Sarebbe così più facile scivolare per il pensionamento come un'unanimità. Meglio lasciarsi cadere nella fama del mito. Sì, l'arte di contraffare un carattere non richiede molto. Agire bene non è complicato. Eseguire concordante con le aspettazioni della folla viene con poch…

Il bene

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Il bene sa come aspettare. Paziente, attende che la ferraglia si svuoti degli uomini che forgiano catene di metallo.

Il bene è delicato. Fragile, bisogna protezione. Semplice, non richiede cure.

Il bene vive nell’angolo più ignoto dell'anima, nell’alcova dell'affezione. Nasce nella midolla dello spirito. Per sopravvivere, non ha bisogno delle strutture del potere. Si discioglie in acqua salata. Discreto, non gli manca la luce, come capita alle falene.

Il bene corteggia. Attira per le sue insinuazioni. Seduce nelle mani delicate del fisioterapista che esercita l’anziano, nella faccia dell’assistente sociale che pesa il bambino denutrito, nello sforzo del volontario che distribuisce coperte fra gli esiliati dell'inondazione.

Il bene scende nel contagocce del sangue donato. La sua verità può essere attestata dall’impegno del dottore norvegese che vive nella Striscia di Gaza. È visto nella disposizione del giovane che marcia per la pace, nonostante il raffreddore che gelava la pun…