L'ombra nel cammino.



Io mi sveglio, esco alla ricerca di quello che non so, voglio molte volte quello di cui non ho nessuna idea. Il mio desiderio non è profano, anche se terreno. Basta calmarmi l'anima, soffocare la fretta. Io voglio rimuovere l'elmo, lasciare da parte la spada, sbottonare il colletto.

Io cammino a fatica. Mi allontano dalla persona che mi rappresenta per le piattaforme pubbliche. Io rompo le forme che mi plasmano alle aspettazioni altrui. Disimparo le lezioni che ho insegnato.

Io mi scopro e mi reinvento. Mi perdo nella montagna di fantasie che ho sparso per la terra. Ermetico, io non sono coerente in quello che scrivo. Le parole, segni delle mie intuizioni fragili, sono difettose. Mi rivolgo alle insulsaggini. Forse l'ovvio mi aiuti ad esprimere quello che sento.

Io cucio il cuore con le pezzuole lacerate del passato. Degli ideali, sono rimasti delle aggiustature rotte; dei sogni giovanili, schegge; della lotta accanita, il gusto amaro della falsità. Sorprendomi proteggendo le schiene di steccate nuove. Intimidito dal dolore, rifiuto la mano che mi accarezza. Io sospetto che un encomio antecipa lo sputo.

Mi sdraio stanco. Io immagino che un giorno non tornerò a mettere la mia testa sul cuscino. Mi sento angosciato, mi mancheranno gli odori che colorano la mia memoria. Io voglio afferrare il tempo. No, non temo il crepuscolo della vecchiaia. Ma allontanarsi dagli amori è troppo sovraccarico. Sono sicuro, rimarrò ad un tavolo circondato di sedie vuote.

Alla fine della strada sputarono una croce la cui ombra è proiettata su me. Comunque, non rinuncerò alla porta stretta. Certo, salgo anche sul Calvario. Un uomo mi precedè là e la sua grandezza mi incoraggia. Io seguo i suoi passi.


Soli Deo Gloria.
Da: Ricardo Gondim

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