Nessuna strage è legittima.


Gli atti di giustizia sono preziosi agli occhi del Signore. L'idea che l'uomo fu creato a sua immagine e somiglianza fu interpretato, non come un'analogia dell'essere, ma come un'analogia del fare. L'uomo è chiamato per agire alla somiglianza di Dio. "Sii misericordioso come Lui è misericordioso."
Il significato di essere stato creato all'immagine di Dio è nascosto in un enigma. Ma forse possiamo supporre che l'intenzione era che gli uomini fossero dei testimoni di Dio, un suo simbolo. Quando guardassimo l'uomo, noi dovremmo sentire la sua presenza. Ma invece di vivere come un testimone, l’uomo divenne un impostore; invece di essere un simbolo, lui divenne un idolo. In presunzione adirata, sviluppò una falsa sensazione di sovranità che riempie il mondo con terrore.
Noi siamo orgogliosi dei prodigi della nostra civiltà tecnologica. Ma il nostro orgoglio può provocare la nostra umiliazione suprema. L'orgoglio nel sostenere che la "la mia possanza, e la forza della mia mano mi ha acquistate queste ricchezze." (Deuteronomio 8.17), ci porterà a dire "il nostro dio" all’opera delle nostre mani (Osea 14.4).
Tremiamo quando pensiamo che nella nostra civiltà c’è una forza demoniaca che tenta di vendicarsi di Dio.
Dopo che l’uomo mangiò il frutto proibito, il Signore l'espulse del Paradiso per coltivare la terra della quale fu estratto. Ma cosa fece l'uomo che è più dolce di qualsiasi altra creazione di Dio? Intraprese la costruzione di un paradiso attraverso il proprio potere e sta espellendo Dio di quel Paradiso. Durante molte generazioni le cose sembrarono di stare bene. Ma ora noi scoprimmo che il nostro Paradiso è costruito su un vulcano, potrebbe venire ad essere un campo enorme dello sterminio dell'uomo.
Questo è il momento di gridare: è essere umano e vergognoso. Rimaniamo costretti se ci danno delle persone religiose di fronte al fallimento della religione nel mantenere le vite come l'immagine di Dio davanti all'uomo. Vediamo quello che c’è scritto sul muro, ma siamo troppo analfabeti per capire quello che vuole dire. Non ci sono soluzioni facili per problemi seri: tutto quello che possiamo predicare onestamente è una teologia dello scoraggiamento. Noi arrestammo Dio nei nostri tempi e nei nostri slogan, ed ora la parola di Dio sta morendo nelle nostre labbra.
Abbiamo smesso di essere simboli. C'è oscurità nell'est e presunzione nell'ovest. E la notte? E la notte?
Cos'è la Storia? Guerre, vittorie, e guerre. Molti morti. Molte ferite, lacrime. Poco risentimento. Molte paure.
E chi potrebbe giudicare le vittime della crudeltà il cui orrore diviene odio? Sarà che è facile impedire che l'orrore della cattività si trasformi in odio contro i cattivi? Il mondo è bagnato di sangue e la colpa è senza fine.
Non c’è da perdersi tutta la speranza?
Quello che salvò i profeti della disperazione fu la loro visione messianica e l'idea della capacità dell'uomo di essere spiacente, quello che influenzò la loro comprensione della storia.
La storia non è una fine morta, e la colpa non è un abisso. C'è sempre una strada per la quale si può lasciare la colpa: il rammarico ed il ritorno a Dio. Il profeta è una persona che, pur vivendo nello scoraggiamento, ha il potere per trascenderlo. Al di sopra l'oscurità dell'esperienza volteggia la visione di un giorno diverso.
Egitto ed Assiria realizzarono guerre insanguinate. Essendo odiati mutuamente, entrambi sono nemici d'Israele. Le loro idolatrie sono abominevoli ed i loro crimini terribili. Come si sente Isaia, figlio di un popolo che apprezza il diritto di essere chiamato “mio popolo” da Signore e il "lavoro delle sue mani" (Isaías 60.21), quando si riferisce ad Egitto ed Assiria?
In quel giorno vi sarà una strada di Egitto in Assiria; e l’Assiro verrà in Egitto, e l’Egizio in Assiria; e gli Egizi con gli Assiri serviranno al Signore. In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egizio e con l’Assiro; vi sarà benedizione in mezzo della terra. Perciocchè il Signor degli eserciti li benedirà, dicendo: Benedetto sia Egitto, mio popolo, ed Assur, opera delle mie mani, ed Israele, mia eredità. Isaías 19.23-25.
Il nostro Dio è anche il Dio dei nostri nemici, senza che loro lo conoscano e nonostante gli sfidino. L'inimicizia fra quelle nazioni diverrà l'amicizia. Loro vivranno insieme quando serviranno a Dio. Le tre saranno ugualmente il popolo eletto di Dio.
(Prima di criticare i pensieri sopra esplicizzati, io consiglio la cautela. La mancanza di virgolette ("") è intenzionale. Neanche una parola di quello che ho scritto è venuto dalla mia penna. Le ho copiate tutte di Abraham Joshua Heschel, uno dei rabbini più riveriti del XXmo secolo, ed uno dei filosofi principali del Giudaismo di sempre).

Soli Deo Gloria.



Da: Ricardo Gondim.

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